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Lupe Velez
Biografia

Lupe Velez, nome d'arte di Maria Guadalupe Villalobos Velez (San Luis de Potosi, Messico 1908 - Beverly Hills, California 1944) attrice messicana.

Dotata di un grande fascino e di una forte personalità, Lupe Velez comincia la sua carriera artistica nel 1924, in Messico. Nel 1927 emigra negli Stati Uniti e approda a Hollywood, dove viene notata dal produttore Hal Roach, che la fa debuttare in una cortometraggio con Stan Laurel e Oliver Hardy, Sailors Beware (Marinai in guardia).

Coi la grande coppia di comici, tornerà a lavorare qualche anno dopo in Hollywood Party (La grande festa, 1934).

In seguito Douglas Fairbanks la vuole in The Gaucho (1928), con Mary Pickford. Lupe recita così dei ruoli drammatici per cinque anni, per passare poi alle commedie. Nel 1933 interpreta il ruolo di Pepper in Hot Pepper: questo film rivela il suo enorme talento brillante. L'anno seguente appare in tre commedie cinematografiche: Strictly Dinamite, Palooka e Laughing Boy.

Ma la vera popolarità la ottiene nella serie di film 'The Mexican Spitfire' ('La Lanciafiamme Messicana'), nei quali interpreta la 'tremenda' Carmelita Linsday: Mexican Spitfire (1939), The Mexican Spitfire Out West (1940), Mexican Spitfire Baby (1941), Mexican Spitfire's Blessed Event (1943), ecc...

Lupe si sposa una sola volta, con l'attore Johnny Weissmuller, uno dei suoi tanti amori, ma il matrimonio finisce dopo cinque anni a causa dell'aggressività di Lupe. Un altro dei suoi amori più famosi è Gary Cooper, che incontra nel film The Wolf Song (1929). Anche lui la lascia perché stanco del suo caratterino.

A spingerla al suicidio sarà la tormentata storia con Harold Raymond, il quale non si sente di riconoscere il figlio che Lupe sta aspettando. Il 13 dicembre 1944 l'attrice invita le sue migliori amiche, Estelle Taylon (l'ex di Jack Dempsey) e Benita Oakie (la moglie di Jack) a dividere la sua 'ultima cena'. Dopo il festino alla messicana, mentre giravano fumo e alcool, Lupe sputa il rospo: 'Sono stufa della vita. Devo lottare per tutto. E sono così stanca. È da quando ero bambina, nel Messico, che lotto. È mio figlio. Non potrei mai ucciderlo e vivere in pace con me stessa. Piuttosto mi uccido io'.

La Lanciafiamme Messicana si ritrova sola nella sua grande villa alle tre del mattino e per l'ultima volta sale lo scalone dalla balaustra di ferro battuto, elegantissima nell'abito da sera di lamé d'argento. Nella sua camera ci sono fiori e candele dappertutto, tutto risplende in attesa della Diva. Lupe scrive un biglietto d'addio che lascia sul comodino.

'A Harold, possa Iddio perdonarti e perdonarmi, ma preferisco togliermi la vita e quella del nostro bambino piuttosto di metterlo al mondo nella vergogna o ucciderlo. Lupe'

Poi, sul retro del foglio, aggiunge, come per una riflessione tardiva: 'Come hai potuto, Harold, fingere tanto amore per me e il nostro bambino, quando non ci hai mai voluti? Non vedo altra via d'uscita per me, così addio e buona fortuna. Affettuosamente Lupe'

Apre il flaconcino del Seconal, prende il bicchiere d'acqua dal comodino e butta giù le settantacinque minuscole pasticche di sonnifero. Si sdraia sul letto di raso, sotto il grande crocefisso, con le mani giunte sul petto in un'ultima preghiera, chiude gli occhi e immagina le prime pagine dei giornali dell'indomani, con la sua foto.

Quando Juanita, la cameriera, apre la porta della camera da letto, la mattina dopo alle nove, Lupe non c'è. Il letto è vuoto. L'aroma delle candele profumate e la fragranza delle tuberose nascondono, quasi ma non del tutto, un tremendo fetore. Juanita segue le tracce di vomito dal letto al bagno dalle piastrelle color orchidea. E qui trova la sua padrona con la testa incastrata nella tazza del water, annegata. L'enorme dose di Seconal non era stata fatale nel senso sperato. Si era scontrata turbinosamente col cibo messicano e l'alcool. Le budella che si torcevano e lo stomaco in subbuglio avevano rianimato Lupe. Travolta dalla nausea, per un estremo istinto di pulizia si era diretta a tentoni verso il bagno per liberare lo stomaco, dov'era scivolata sulle mattonelle, cadendo e battendo la testa. La fine di una grande diva a soli 36 anni.


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